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OrMe a cielo aperto, la storia del Novecento scritta sui muri
Il murale dedicato alla Legalità si trova in via San Faustino. È stato dipinto sulla massicciata della ferrovia, di fronte e in dialogo con il murale dedicato alla musica popolare. Le due opere rappresentano idealmente le colonne che sostengono la “porta” da cui si accede al quartier de l’Ortiga, come si legge nello spazio tra i due murales. Il colore dominante è il verde, associato alla giustizia e alla perseveranza. Le donne e gli uomini ritratti in questo murale sono esempi coraggiosi di lotte nobili, rigorose, lucidissime. Persone comuni che hanno vissuto per la legalità, a volte fino a morirne: il loro impegno, la loro voce e le loro azioni hanno lasciato un segno indelebile sul piano sociale, etico, sulla crescita collettiva di tutti noi. Con questo murale, OrMe – Ortica Memoria ha voluto lasciare una traccia. L’opera è un inno alla legalità, che si contrappone alla sopraffazione, all’inganno, al sopruso dell’essere umano su un altro essere umano.
Giorgio Ambrosoli (1933-1979), avvocato. Nel 1974 fu nominato commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Durante le indagini, scoprì gravi irregolarità nei libri contabili della banca e che Sindona aveva rapporti consolidati con il mondo della politica, della finanza ma soprattutto della criminalità organizzata. L’avvocato Ambrosoli iniziò a ricevere intimidazioni e minacce di morte, ma decise di andare avanti. Fu assassinato sotto casa da un sicario ingaggiato da Sindona. In una lettera alla moglie Anna scrisse: “È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese”.
Carlo Alberto Dalla Chiesa (1920-1982), Generale dei Carabinieri. Protagonista della lotta contro le Brigate Rosse, su sua proposta venne creato il Nucleo Speciale Antiterrorismo. Nel 1982 fu nominato prefetto di Palermo con l’incarico di contrastare Cosa nostra: fu ucciso dalla criminalità organizzata insieme alla moglie, Emanuela Setti Carraro, e all’agente di scorta Domenico Russo nella strage di via Carini.
Emilio Alessandrini (1942-1979), giudice. Condusse l’istruttoria sulla strage di Piazza Fontana che portò all’incriminazione di Franco Freda e Giovanni Ventura e con loro il mondo che ruotava attorno ai gruppi neofascisti. Si occupò anche del terrorismo all’interno della sinistra extraparlamentare, avviando una delle prime indagini su Autonomia Operaia a Milano. Fu ucciso nel 1979 da un commando del gruppo terroristico Prima Linea mentre si recava al Palazzo di Giustizia di Milano. La sua morte fu rivendicata con una telefonata alla redazione del quotidiano La Repubblica dove Prima Linea precisò che era stato ucciso per il suo lavoro nel rendere più moderna la struttura giudiziaria e per il suo impegno riformatore. Il 30 gennaio, Walter Tobagi, che sarà ucciso l'anno seguente da un altro gruppo terrorista, scrisse: “Sarà per quella faccia mite, da primo della classe che ci lascia copiare i compiti, sarà per il rigore che dimostra nelle inchieste, Alessandrini è il prototipo del magistrato di cui tutti si possono fidare; era un personaggio simbolo, rappresentava quella fascia di giudici progressisti, ma intransigenti, né falchi chiacchieroni, né colombe arrendevoli”.
Mauro Brutto (1946-1978), giornalista. Fu uno dei primi cronisti a occuparsi di mafie al Nord. Si dedicò a raccogliere elementi sulla morte di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (noti anche come Fausto e Iaio), due militanti del centro sociale Leoncavallo di Milano uccisi nel 1978 e scoprì che i due ragazzi stavano conducendo indagini sul traffico di eroina, cocaina e stupefacenti gestito da ambienti della malavita organizzata e dell’estrema destra milanese. Fu ucciso nel 1978 in un misterioso incidente stradale, in cui sparirono anche i documenti che il giornalista portava con sé.
Walter Tobagi (1947-1980), giornalista e scrittore. Presidente dell’Associazione lombarda giornalista, per il Corriere della Sera seguì le vicende relative agli anni di piombo denunciando i pericoli della lotta armata e di radicamento del fenomeno terroristico nelle fabbriche e negli altri luoghi di lavoro. Fu ucciso nel 1980, a Milano, dal gruppo terroristico di estrema sinistra Brigata XXVIII marzo.
Tina Anselmi (1927-2016) dedicò tutta la sua vita alla democrazia e alle donne. Staffetta partigiana della Brigata autonoma “Cesare Battisti” e del Comando regionale del Corpo Volontari della Libertà, nel 1976 fu la prima donna a diventare ministro in Italia. A lei si deve la legge sulle pari opportunità. Nel 1981 fu nominata presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, responsabilità che assunse pienamente e con forza, firmando la relazione che analizzava le gravi relazioni della loggia con apparati dello Stato e con frange della criminalità organizzata.
Lea Garofalo (1974-2009), è stata una testimone di giustizia italiana. Decise di testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno, il boss della ‘ndrangheta Carlo Cosco. Perse tutto ribellandosi alla mafia e alla sua stessa famiglia, neppure lo Stato da un certo punto in poi riuscì a tutelarla. Dopo essere riuscita a fuggire da un tentato rapimento, attirata con l’inganno a Milano dall’ex compagno, fu assassinata nel 2009.
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