Or.Me. vuole raccontare la storia di Milano, e cosa è più iconico del Duomo per rappresentarla? La celebre cattedrale meneghina la cui costruzione ha impiegato quasi cinque secoli. E da quando è stata ultimata campeggia nel centro esatto della città e negli sfondi dei selfie dei turisti che da tutto il mondo vengono ad ammirarla affascinati. Come per esempio Mark Twain che dopo averlo visto ne ebbe a scrivere: “Morivamo dalla voglia di vedere la rinomata cattedrale! Alla fine, una giungla di aggraziate guglie, luccicanti nella luce ambrata del sole, si è lentamente elevata sui tetti bassi delle case allo stesso modo in cui talvolta ci capita di osservare, sull’orizzonte lontano, una massa dorata e torreggiante di nubi sollevarsi sulla distesa di onde, nel mare: la cattedrale! Lo abbiamo capito immediatamente. Per metà di quella nottata e per l’intera giornata successiva, questo autocrate architettonico è stato l’oggetto esclusivo del nostro interesse. Che meraviglia! Così imponente, così solenne, così grande! Eppure così delicata, così eterea, così elegante! Un mondo solido che, tuttavia, al chiaro di luna, pare un’illusione fatata di arabeschi di ghiaccio pronta a svanire in un soffio! Con quale nitidezza le sue guglie ornate di angeli e la turbolenza dei suoi pinnacoli si stagliavano contro il cielo e con quale ricchezza le loro ombre si proiettavano sul suo tetto candido! Una visione! Un miracolo! Un inno intonato nella pietra, una poesia incisa nel marmo!”

D’ora in poi però i turisti potranno venire ad ammirarlo anche nella periferica Ortica, dove il progetto Or.Me sta riproducendone attraverso il muralismo gli aspetti più significativi. Una rivisitazione unica ed estremamente attuale della magnificenza della chiesa più grande d’Italia, che dal cuore della città si decentra andando a illuminare le periferie.

Racconta l’artista Walter Contipelli, Orticanoodles – “Questo di via Pitteri è uno spin-off di Or.Me., che sviluppa un progetto urbanistico più ampio. Il ciclo del Duomo prevede la realizzazione di spot di grandi dimensioni, tutti sulla stessa strada, accomunati dal concept della cattedrale e con la stessa palette colori, ricavata dagli edifici dall’edilizia civile della via per creare un trait d’union: un’opera che sia sempre site specific”. Prosegue: “Avendo delle dimensioni così grandi, l’opera ha un impatto molto forte all’interno della via. Perciò, questa serie vuole articolarsi all’interno dello spazio nel modo giusto: raccontare senza stridere troppo, non essere eccessivamente dirompente. Le persone ci si affacciano tutti i giorni, questo è un luogo vivo e vissuto: vogliamo continuare a stabilire un contatto con questi spazi di vita senza oltraggiarli”.

Il progetto è del tutto particolare e delicato: portare l’arte sacra su edifici di edilizia civile, indagando quindi sul rapporto tra sacro e profano senza snaturarlo. Lavorare con delle icone riconosciute a livello mondiale, come la Madonnina, richiede impegno e rispetto. Per questo motivo gli Orticanoodles utilizzano una chiave estetica molto semplice, in modo che il messaggio diventi popolare e facilmente decifrabile da chiunque: il fine è quello di creare un’arte assolutamente inclusiva e non generare un divario incolmabile tra l’osservatore e l’artista. A testimoniare l’intento è anche l’assenza di firma del collettivo, un loro leitmotiv: riconoscerne lo stile senza il “tag”, la paternità artistica.

I primi due murales realizzati, entrambi nel cortile del civico 17 di via Pitteri, presso il Martino Midali | FASHION FACTORY HUB, introducono perfettamente il progetto.

Il primo infatti rappresenta la navata centrale del Duomo nella loro maestosa fuga prospettica che tende all’infinito. Dando così all’osservatore l’illusione quasi di entrare all’interno di una versione quasi onirica della Cattedrale di Santa Maria Nascente. Una lunga passeggiata verticale che termina lì dove filtra la luce del rosone gotico.

Il secondo invece rappresenta uno dei simboli di Milano: la madonnina. La celebre statua che svetta fin dal 1774 sulla guglia più alta della cattedrale. Da allora è sempre stato l’oggetto più alto della città, tanto che quando fu costruito il grattacielo Pirelli, l’ingegner Pirelli volle porre una copia sopra a quell’edificio affinché la raffigurazione della madre di Cristo continuasse a contemplare indisturbata i cieli milanesi e a proteggere la città. Ora quella piccola statua costituita da 6750 fogli d’oro zecchino, quelli utilizzati nell’ultima doratura, alta solo  4,16 m ha un’intera parete su cui svettare.