Le due guerre degli Alpini

Il Novecento, secolo che fa da sfondo alla nostra storia illustrata, viene chiamata “il secolo breve” e compreso tra l’inizio della Prima Guerra Mondiale e la caduta del muro di Berlino. Ciò perché in questo breve lasso di tempo si possono individuare tendenze omogenee che danno al secolo una sostanziale uniformità concettuale. E nella teorizzazione del secolo breve si parte da una giorno:  il 28 luglio 1914, data d’inizio della prima guerra mondiale. Perché è da lì che è nato il Novecento. La prima guerra mondiale è stato il crogiuolo in cui si sono formati tanti temi che hanno segnato il Novecento. L’utilizzo della stampa e della propaganda, lo sviluppo delle società di massa, il potere industriale, l’aumento dell’opinione pubblica sulle scelte delle nazioni, e si è incominciata a disegnare la cartina dell’Europa, disgregandosi i grandi imperi sovrannazionali, così come l’abbiamo conosciuta. E diretta conseguenza della Prima, e delle contraddizioni uscite dai vari trattati che ne segnarono la pace si sviluppò la Seconda guerra mondiale, tanto che alcuni storici le vedono come un unico conflitto con una pausa armata di vent’anni in mezzo.


Le due guerre mondiali sono state anche il più grosso buco nero della storia, dove l’orrore ha preso corpo e dove sono state consumate alcune delle più grandi tragedie della storia. Per raccontare queste due guerre in un dittico, che colora con vernice ecologica il sottopasso ferroviario alla fine di via Ortica, si è scelto un punto di vista “locale” cercando di raccontare le due guerre dal punto di vista dell’Italia e nel contempo di omaggiare il corpo degli Alpini che nello stesso anno in cui viene dipinto questo grande murale festeggiano a Milano il centenario della fondazione dell’Associazione Nazionale Alpini fondata proprio nella nostra città l’8 luglio 1919.

Il corpo degli Alpini

Gli Alpini sono le truppe da montagna dell’Esercito. Costituiti il 15 ottobre 1872, gli Alpini propriamente detti sono il più antico Corpo di Fanteria da montagna attivo nel mondo, originariamente creato per proteggere i confini montani settentrionali dell’Italia con Francia, Impero austro-ungarico e Svizzera. Si sono distinti durante la prima guerra mondiale, quando furono impiegati nei combattimenti al confine nord-est con l’Austria-Ungheria, dove per tre anni dovettero confrontarsi con le truppe regolari e da montagna austriache e tedesche, Durante la seconda guerra mondiale furono impiegati sul fronte orientale, dove, subirono perdite gravissime durante la battaglia difensiva e la conseguente tragica ritirata dell’inverno 1942-1943. Dagli anni ’80 sia il corpo degli Alpini che l’ANA(Associazione Nazionale Alpini) vengono impiegati spesso in caso di calamità naturali ed emergenze varie a modo di protezione civile.

L’opinione pubblica e la propaganda

Uno degli aspetti rilevanti della prima guerra mondiale fu il sistematico impiego della propaganda e della censura da parte di tutte le autorità civili, militari e perfino religiose di ogni nazione belligerante, per giustificare di fronte all’opinione pubblica e rendere accettabili ai combattenti scelte di ordine politico, economico, sociale e militare eticamente discutibili. Propaganda e censura furono istituzionalizzate quasi ovunque, creando uffici dedicati al controllo delle informazioni circolanti e alla creazione di nuove secondo gli schemi prefissati dai governi e dagli stati maggiori. Bisognava far sì che la popolazione sopportasse una guerra sempre più lunga manipolando l’informazione al limite di un “lavaggio del cervello”, e mobilitare con la propaganda l’opinione pubblica per ottenere cooperazione, partecipazione o addirittura influenzare o demoralizzare il nemico diffondendo notizie manipolate all’uopo. Ciò condusse gli stati a passare da una politica pragmatica di censura, a un “sistema d’informazione” con lo scopo di stabilire un controllo del flusso di notizie e produrre informazioni strategiche legate tanto al campo di battaglia quanto alle retrovie.

Cesare Battisti (Trento, 4 Febbraio 1875 – Trento, 12 Luglio 1916)

È stato un patriota, giornalista, geografo, politico socialista e irredentista italiano.

Cittadino austriaco di nascita, direttore di giornali socialisti nella città natale, fu deputato al Parlamento di Vienna dove si batté per ottenere l’autonomia amministrativa del Trentino e la costruzione di un’università italiana. Allo scoppio della grande guerra, arruolatosi volontario negli Alpini, combatté per la parte italiana. Catturato da una truppa da montagna dell’esercito austriaco, fu processato per alto tradimento in quanto membro della Camera dei deputati d’Austria. Durante il processo si definì sempre non un traditore dell’impero asburgico passato all’Italia, ma rivendicò il trentino come Italiano e quindi se stesso come soldato nemico catturato dall’esercito.

Morì impiccato gridando: “Viva Trento italiana! Viva l’Italia!”

La guerra bianca

L’espressione guerra Bianca individua il particolare contesto e l’insieme degli eventi militari avvenuti nei settori alpini del fronte italiano della prima guerra mondiale.. Questo fronte fu caratterizzato soprattutto dalle difficoltà legate al clima, alla neve e alle difficoltà di approvvigionamento di entrambi gli eserciti; il trasporto delle artiglierie sulle vette di montagne, fu forse una delle imprese più difficoltose di tutta la guerra, mentre le condizioni di vita dei soldati su questo fronte fu probabilmente tra le più proibitive e difficili di tutta la guerra. La stessa natura dell’alta montagna, che da una parte offriva ripari naturali, dall’altra metteva quotidianamente a dura prova la resistenza dei soldati, il quale dovette lottare contro il nemico ma soprattutto contro gli elementi; seracchi, tormente di neve, valanghe, inedia e assideramenti causati dalle temperature a volte di 40° sotto lo zero, causavano più vittime che il nemico. Tutti i moderni mezzi di lotta, come la preponderanza di truppe, fallirono contro le montagne I tentativi di assalto frontale vennero presto abbandonati per iniziare una guerra sotterranea, soprattutto nel fronte dolomitico, dove entrambi gli eserciti iniziarono a costruire gallerie per mine con lo scopo di far saltare le vette e le postazioni occupate dal nemico.

La campagna di Russia

La campagna italiana di Russia rappresentò la partecipazione militare del Regno d’Italia all’operazione Barbarossa, lanciata dalla Germania nazista contro l’Unione Sovietica nel 1941. Rapidamente divenne operativo un corpo di spedizione, forte di tre divisioni, precedentemente messo in allerta: denominato Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR), arrivò sul fronte orientale a metà luglio 1941. Schierata a sud, nel settore del fiume Don.  L’ offensiva sovietica iniziata il 16 dicembre 1942 travolse il II e il XXXV Corpo d’armata italiano (ex CSIR) che furono costrette a una precipitosa ritirata e il 15 gennaio 1943 una seconda grande offensiva sovietica a nord del Don travolse gli Alpini ancora in linea, i quali, mal equipaggiati e a corto di rifornimenti, iniziarono una ritirata nella steppa, incalzati dalle divisioni sovietiche e costretti a patire enormi sofferenze. La rotta costò alle forze italiane decine di migliaia di perdite e si concluse il 31 gennaio, quando la Divisione “Tridentina” raggiunse i primi avamposti tedeschi a Šebekino.

La Resistenza

La Resistenza italiana, comunemente chiamata Resistenza, fu l’insieme dei movimenti politici e militari che in Italia dopo l’armistizio di Cassibile si opposero al nazifascismo nell’ambito della guerra di liberazione italiana. Nella Resistenza vanno individuate le origini stesse della Repubblica Italiana: l’Assemblea Costituente fu in massima parte composta da esponenti dei partiti che avevano dato vita al Comitato di Liberazione Nazionale, i quali scrissero la Costituzione fondandola sulla sintesi tra le rispettive tradizioni politiche e ispirandola ai princìpi della democrazia e dell’antifascismo. Il movimento della Resistenza fu caratterizzato in Italia dall’impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti politici (comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani, anarchici), in maggioranza riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN. Il periodo storico in cui il movimento fu attivo ha inizio dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 (il CLN fu fondato a Roma il 9 settembre), e termina nei primi giorni del maggio 1945, durando quindi venti mesi circa. La scelta di celebrare la fine di quel periodo con il 25 aprile 1945 fa riferimento alla data dell’appello diramato dal CLNAI per l’insurrezione armata della città di Milano, sede del comando partigiano dell’Alta Italia.

Teresio Olivelli (Bellagio, 7 gennaio 1916 – Hersbruck, 17 gennaio 1945)


Teresio Olivelli è stato un patriota e beato italiano. Partigiano durante la seconda guerra mondiale. Nel gennaio 1941 rinunciò al rinvio del servizio militare e si arruolò volontario. Volle condividere la sorte dei più esposti, che erano destinati alla campagna di Russia, e ci andò come sottotenente della Divisione Tridentina. ll 9 settembre 1943, essendosi rifiutato di collaborare con i nazifascisti, fu arrestato e deportato in Austria; riuscì ad evadere e, passando da Udine, arrivò a Brescia dove si unì alla Resistenza cattolica e fondò il giornale clandestino “Il Ribelle”. A Milano partecipò a opere di assistenza e di carità. Venne arrestato a Milano il 27 aprile 1944. Dal carcere di San Vittore venne successivamente trasferito nei campi di concentramento di Fossoli, Bolzano e Flossenbürg. Prestò assistenza religiosa ai prigionieri moribondi. Fu destinato al lager di Hersbruck, dove subì gravi vessazioni e percosse da parte delle SS. Il 31 dicembre accadde l’irreparabile: Teresio tentò di difendere un giovane picchiato dal kapò, si mise di mezzo, fece da scudo con il proprio corpo e ne ricevette un forte calcio allo stomaco. Non si riprese più.  

25 aprile 1945, Milano

Il 25 aprile 1945 il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (Clani), che coordinava i diversi gruppi della Resistenza nel Nord, deliberò un ordine di insurrezione generale nei territori ancora schiacciati dall’occupazione. Agli occupanti non restava che una scelta: “Arrendersi o perire”, come da proclama lanciato alla radio. L’insurrezione portò alla liberazione dei maggiori capoluoghi del Nord, come Milano e Torino, prima dell’arrivo delle stesse truppe alleate, che superata la Linea Gotica, erano già in Emilia Romagna, a Bologna, il 21 aprile.

Non meno rilevante, negli stessi frangenti, anche il destino di Benito Mussolini, che proprio la sera del 25 aprile fuggì da Milano in direzione di Como ma intercettato nei giorni successivi dai partigiani il 27 aprile fu processato e fucilato a Dongo. Il 6 maggio 1945 in molte città d’Italia si tennero le sfilate della Liberazione come atto simbolicamente conclusivo della Resistenza. La sfilata di Milano era guidata dal Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà composto da: Gian Battista Stucchi, Ferruccio Parri, Raffaele Cadorna, Luigi Longo, Enrico Mattei. In quell’occasione la bandiera del C.V.L. fu decorata dagli Alleati con la Medaglia d’Oro.