Alle donne che hanno fatto grande il ‘900

Il ‘900 è stato il secolo delle donne, il secolo in cui hanno raggiunto traguardi fino a poco tempo prima inarrivabili. Nel Novecento le donne hanno maturato una diversa concezione di sé: oggi non si pensano più complementari o seconde rispetto agli uomini. E hanno conquistato la libertà di scegliere la loro vita nel lavoro, nel matrimonio e, per la prima volta nella storia, nella maternità

Hanno lottato per ottenere tutto questo, hanno sudato per scollarsi dal ruolo di inferiorità in cui la società patriarcale le aveva relegate. Hanno faticato per non essere solo madri, o per poter essere quello e anche tutto il resto. Hanno sudato per dimostrare che potevano essere tutto quello che potevano sognare di essere.

E questo grazie anche a degli illustri esempi presenti anche nella città di Milano che hanno ispirato le altre donne.

A loro che ci hanno insegnato tanto, che abbiamo ammirato, che ci hanno curato, accudito e insegnato che se lo desideri veramente tutto è possibile abbiamo voluto dedicare questo murale.

Camilla Cederna(1911 – 1997)

Era del ceppo dei Cederna, imprenditori di cotone valtellinesi trasferiti a Milano, e lì si era laureata, in letteratura latina, con una tesi dal titolo Prediche contro il lusso delle donne dai filosofi greci ai Padri della chiesa. Apparteneva a quella parte della borghesia che gravitava intorno alle case editrici e ai giornali. Grandi editori e grandi giornali. Una filiera di giornalisti e di scrittori, anche parenti fra loro – i Cederna, i Borgese, i Sacchi – che frequentavano la Scala e le mostre d’arte, giravano il mondo per lavoro ma non solo, parlavano di politica riferendosi al pensiero liberale (o ai liberi pensatori). giornalista. Anche scrittrice, ovviamente, e saggista (definizione che le faceva inarcare un sopracciglio), e polemista (andava già meglio). “Donna coraggio” perché nel mondo dell’informazione, allora maschile, apriva al femminile la pista del racconto e della testimonianza civile. Il racconto con soave ironia delle debolezze umane (“Il lato debole”) che faceva imbestialire. Si è spenta nel 1997.

Alda Merini(1931 – 2009)

«Sono nata il ventuno a primavera», così recita un verso di Alda Merini, che inizia giovanissima a comporre le sue prime liriche. Segnalata dal critico Giacinto Spagnoletti, nel 1950 pubblica due sue poesie (Il gobbo e Luce) nell’antologia di Poesia italiana contemporanea 1909-1949 (Guanda 1950). Inizia così la frequentazione del mondo letterario milanese. La sua prima raccolta poetica, La presenza di Orfeo, esce per l’editore Schwarz nel 1953, anno anche del suo matrimonio con Ettore Carniti. Alla prima raccolta seguono Paura di Dio (1955), Nozze romane (1955), Tu sei Pietro (1961): sono anni molto intensi, già minati però da quel disagio che la porterà all’internamento nel manicomio Paolo Pini, nel quale resterà, con alterne vicende, dal ’65 al ’72, per poi emergere dal silenzio artistico solo nel 1979. Dopo l’internamento la sua poesia cambia registro e le sue liriche si fanno più intense. Nel 1984 Scheiwiller pubblica Terra Santa, che nel 1993 le vale il premio Librex Montale. Il nucleo della poesia meriniana intreccia costantemente dramma esistenziale e ispirazione religiosa, e genera una poesia carica di forza visionaria.

Ersilia Majno(1859 – 1933)

Nata il 22 giugno 1859, figlia di un modesto commerciante dovette interrompere gli studi a causa del fallimento dell’azienda paterna. Compensò questo mancata opportunità formandosi una buona cultura da autodidatta, studiando soprattutto lingue, letteratura, storia e filosofia. Nel 1883 sposò il giovane avvocato e giurista Luigi Majno che sarà dal 1900 al 1904 deputato per il Partito socialista. Ersilia si avvicinò all’impegno sociale e politico quando già era madre di tre figli e aveva superato i trentanni. Prese parte alle attività della Guardia Ostetrica, un servizio con lo scopo di assistere gratuitamente la maternità delle donne meno abbienti, poi s’impegnò con l’Associazione generale di mutuo soccorso e di istruzione delle operaie, fondata nel 1862 da Laura Mantegazza Solera; Fu tra le fondatrice dell’Unione Femminile (trasformatasi dal 1906, in Unione Femminile Nazionale) e dell’Asilo Mariuccia, che diresse fino al 1933, anno della sua morte.

Alessandrina Ravizza (1846 – 1915)

Alessandrina Ravizza nasce a Gatskin, Russia, nel 1846 da padre italiano e madre russa. Dopo un breve soggiorno a Bruxelles, nel 1863 si trasferisce a Milano. Con Laura Mantegazza, istituì una scuola professionale femminile, cucine per malati poveri, una Scuola-laboratorio annessa al Sifilicomio per bambini e donne luetiche. Nel 1898, mentre le carceri erano gremite di detenuti politici, si appellò alle donne italiane e aprì una sottoscrizione per mezzo della quale poté migliorare il cibo dei carcerati. Qualche anno più tardi riuscì ad avere dal governo, per mezzo di Filippo Turati, una indennità di 73.000 lire (somma cospicua per quei tempi) per i ferrovieri licenziati. Con Ersilia Majno è tra le organizzatrici dell’Unione Femminile Nazionale. Nel 1901 è tra i promotori dell’ Università popolare e dirige il primo ufficio di collocamento. Mettendo infine, dal 1907 al 1915 (anno della sua morte) tutte le sue energie all’assistenza dei disoccupati nella Casa di Lavoro della Società Umanitaria. In Italia è straniera, una straniera che vede (e forse proprio perché straniera ‘vede’) il dolore che deriva dalla povertà.

Anna Kuliscioff( 1857 – 1925)

Quando nel 1882 Anna Kuliscioff si laurea in medicina a Napoli è  una delle prime donne laureate. Anja Moiseevna Rozenstein,  ebrea russa di origine tedesca, si abbatté come un ciclone nella stagnante società borghese italiana. Per sfuggire all’ arresto dello Zar Alessandro III  cambiò il suo nome in “Anna Kuliscioff”  (in russo  “manovale”). Dalla Svizzera si trasferì in Italia col socialista Andrea Costa  a cui dette una figlia e l’Italia diventò la sua seconda patria. Nel 1888 a Padova  si specializza in ginecologia. La sua tesi apre  la via alla scoperta dell’origine batterica delle febbre puerperali.Presta attivamente opera medica e psicologica alle donne povere  della periferia milanese. E’ soprannominata “La dottora del popolo”.  Abbandonata da  Andrea Costa,  Anna Kuliscioff  si lega al socialista Filippo Turati che condividerà con lei  persecuzione e  prigione. Nel carcere di Firenze Anna si ammala gravemente di tubercolosi. Uscita  di prigione  Anna Kuliscioff riprende l’attività politica. Vuole leggi che permettano alle donne gli stessi lavori e remunerazioni degli uomini. Vuole  il diritto al voto per tutti, uomini e donne. Proprio mentre il fascismo si affermava con tutta la sua tracotanza, Anna Kuliscioff si spense nel suo appartamento milanese.

Antonia Pozzi(1912 – 1938)

Antonia Pozzi, poetessa e fotografa, nasce a Milano da Roberto, avvocato, e da Lina Cavagna Sangiuliani, di nobile famiglia lombarda e pronipote di Tommaso Grossi. Compie studi classici presso il Liceo Manzoni, ha una cospicua preparazione musicale, segue lezioni private di disegno e scultura; a partire dalla fine degli anni Venti si dedica alla fotografia e a molti sport: scia, nuota, cavalca, pratica tennis e alpinismo; la circonda una colta cerchia di amici fra i quali Paolo e Piero Treves. Importante è il legame con Antonio M. Cervi, docente di latino e greco della Pozzi tra il 1927 e il 1928, e la lettura dell’opera poetica di Annunzio Cervi, fratello di Antonio ma incontra l’opposizione della famiglia Pozzi, che lo contrasta con decisione, fino alla rottura definitiva, avvenuta nel 1933. Nel 1930 si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’ateneo milanese. A partire dall’autunno 1937 insegna materie letterarie presso l’Istituto Schiaparelli di Milano, Pratica anche, insieme a Lucia Bozzi e a Dino Formaggio, molto volontariato presso la Casa degli Sfrattati di via dei Cinquecento. Morirà suicida il 3 dicembre del 1938.

Maria Maddalena Rossi(1906 – 1995)

Nata a Codevilla da una famiglia benestante antifascista, si laurea in chimica all’università di Pavia e si trasferisce subito dopo a Milano, dove inizia a lavorare in uno stabilimento chimico. Dalla metà degli anni Trenta è attiva, con il marito Antonio Semproni, anche lui chimico, nel Partito comunista d’Italia clandestino, impegnandosi in particolare nelle attività legate a Soccorso Rosso. Nel 1942, scoperta dalla polizia fascista, è arrestata a Bergamo e inviata al confino. Torna in libertà dopo il 25 luglio 1943, si trasferisce in Svizzera, Al suo rientro in Italia, nel 1944, lavora nella redazione clandestina de “l’Unità”. Nel 1946 viene eletta all’Assemblea Costituente, e parteciperà ai trattati di pace. Nel 1947 viene eletta presidente dell’UDI e dal 1948 al 1963 sarà deputata del parlamento italiano, in cui si batterà per la pace e per l’accesso delle donne nella magistratura. Dal 1970 al 1975 sarà sindaco di Porto Venere(SP). Nel dicembre 1987 la Provincia di Milano le conferisce la medaglia d’oro per il suo impegno sociale, politico e civile.

Liliana segre(1930)

Nata a Milano il 10 settembre 1930. Liliana Segre rimase vittima delle leggi razziali fasciste all’età di 8 anni, quando nel settembre del 1938 fu costretta ad abbandonare la scuola elementare. Il 7 dicembre 1943, con il padre e due cugini, cercò invano, con l’aiuto di alcuni contrabbandieri, di scappare in Svizzera. Il 30 gennaio 1944 venne deportata con il padre in Germania, partendo dal ‘Binario 21’ della Stazione Centrale di Milano. Raggiunto il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz, le fu tatuato i numero di matricola 75190 e fu internata nella sezione femminile. Non rivedrà mai più il padre, che morirà ad Auschwitz il 27 aprile 1944. è una dei 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz. Nel 1990, dopo 45 anni di silenzio, si rese per la prima volta disponibile a partecipare ad alcuni incontri con gli studenti delle scuole di Milano, portando la sua testimonianza di ex deportata. Attività che prosegue tuttora.