Al lavoro e al movimento dei lavoratori

Milano è la città del lavoro e la culla del movimento dei lavoratori. Qui nel 1891 nasceva la più antica Camera del Lavoro d’italia con lo scopo di combattere lo sfruttamento e la disoccupazione e nel 1906 veniva fondata la Confederazione  Generale del Lavoro, il primo sindacato generale.

In città il proccesso d’industralizzazione si affermava ben prima che nel resto del Paese e già nel 1901 gli attivi dell’industria erano il 44% contro i 34% dell’agricoltura.

Industrie metalmeccaniche, tessili, chimiche, della ceramica e i settori dell’edilizia, della tipografia e della alimentazione costituivano il tessuto produttivo milanese fino ad alcuni decenni fa.

I trasporti urbani ed extraurbani contribuirono a farne la “locomotiva d’Italia”: tramvie e micro ferrovie si diramavano già all’inizio del secolo scorso dall’area urbana verso tutta la Regione.

Il Murale del Lavoro è un tributo alla città operosa e solidale, racconta le battaglie dei lavoratori milanesi per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, per la garanzia del diritto alla salute fisica e ambientale, per il conseguimento delle libertà sindacali nei luoghi di lavoro.

Ricorda le lotte delle lavoratrici per una società più equa e democratica, per la condivisione della cura dei figli, per i servizi sociali, per il diritto alla maternità e alla paternità, per le pari opportunità in tutti i campi  della vita, per il raggiungimento della piena occupazione femminile e della parità salariale.

Temi ancora attuali e ben lontani da essere compiutamente acquisiti.

Antifscismo, democrazia, solidarietà, sviluppo e uguglianza sono stati e sono ancora oggi i valori fondanti del movimento organizzato dei lavoratori. Il sindacato italiano affonda infatti le sue radici nella lotta ai soprusi del fascismo, nella conquista della pace e della democrazia e nei principi della Costituzione Repubblicana.

Teresa Noce(1900-1980)

Nel 1921 fu fra le fondatrici del Partito comunista italiano. Nell’ambiente politico torinese conobbe Luigi Longo, studente di ingegneria che ricopriva già incarichi di responsabilità politica. Si sposarono nel 1926 ed ebbero tre figli, uno dei quali morirà in tenera età. Nel gennaio 1926 i due espatriarono, stabilendosi prima a Mosca e poi a Parigi. Da qui Teresa Noce compì numerosi viaggi clandestini in Italia per svolgervi propaganda e attività antifascista.Alla fine della guerra, ritornata in Italia, il 2 giugno 1946 fu tra le 21 donne elette all’Assemblea costituente italiana e fu una delle cinque donne entrate a far parte della Commissione speciale incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione da discutere in aula, divenuta nota col nome di Commissione dei 75, presieduta da Meuccio Ruini, già presidente del Consiglio di Stato.

Fu segretaria nazionale della FIOT, il sindacato delle operaie tessili e nel 1948 fu eletta nella prima legislatura del parlamento repubblicano, nel quale si distinse come proponente della legge 26 agosto 1950 n. 860 per la “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri” che, sostituendo la precedente normativa in materia del 1934, costituì la base della legislazione sul lavoro femminile fino alle leggi degli anni settanta sulla parità tra donne e uomini. L’impegno sindacale portò Teresa Noce a ricoprire l’incarico di presidente dell’Unione Internazionale Sindacale dei Lavoratori tessili e dell’abbigliamento (UISTA) con sede a Varsavia e, da quando nel 1955 lasciò la segreteria della FIOT, divenne segretaria dell’UISTA stessa la cui sede venne spostata a Milano.

Luigi Longo nel 1953 ottenne l’annullamento del matrimonio a San Marino presentando un documento che conteneva una firma contraffatta di Teresa Noce. Lei  apprese questo fatto dalle pagine del Corriere della Sera e che per lei rappresentò un evento «grave e doloroso più del carcere, più della deportazione». La sua decisione di rivolgersi alla Commissione Centrale di Controllo del PCI con l’intento di denunciare il comportamento di Longo fu considerato inopportuno da una parte del gruppo dirigente del Partito e questo determinò la sua esclusione dalla Direzione. Nel 1954 si allontanò dalla politica attiva ritirandosi gradualmente a vita privata, ma dal 1959 si impegnò nel CNEL quale membro della CGIL; nel 1974 pubblicò la sua autobiografia, Rivoluzionaria professionale, che racconta, insieme alla sua storia personale, la vicenda del partito comunista italiano dalla sua fondazione.

Teresa Noce, quindi, racchiude simbolicamente in sè la parabola valoriale del movimento dei lavoratori: fu una partigiana, una madre costituente, una sindacalista – segretaria generale dei tessili – e la parlamentare a cui dobbiamo la legge sulla maternità.

Come poi quasi tutti i murales di Or.Me – Ortica Memoria, anche questo contiene tra le sue immagini storie che saldano la Storia dell’Italia del ‘900 con l’identità locale, con le storie del quartiere che ospita il museo. E così viene ritratto un camion della Lambretta che proprio a Rubattino aveva la sede come del resto tutta l’Innocenti. Altre fabbriche che hanno “abitato” la zona sono state la Richard Ginori, l’INNSE, Le Tre Marie. Tutte realtà ormai scomparse col passaggio di Milano dall’industria al terziario e di cui rimangono ai margini dell’abitato solo le tristi e vuote vestigia. Grigi capannoni disabitati che testimoniano come l’Ortica sia un quartiere orfano di ciò che per tutto il ‘900 lo ha caratterizzato.  

Questo Murale si completa e si intreccia, pertanto, con quelli dedicati alla cooperazione, altra faccia della solidarietà di classe e del raggiungimento dell’emancipazione economica dei lavoratori, e con quelli dedicati alla Resistenza nelle cui fila militarono molti lavoratori e lavoratrici milanesi legati dal medesimo obbiettivo di sconfiggere il fascismo e conquistare la pace e la democrazia.