Agli orti dell’Ortica

Il toponomastico del quartiere “Ortica” deriva non dalla pungente pianta che tutti conosciamo bensì da “orto”, “ortaglia”, luogo adatto alle coltivazioni in quanto irrigabile dal fiume Lambro.

È a questo suo nome che abbiamo voluto dedicare questo murale. Ricordando con fiori e colori il passato agricolo del piccolo borgo. Infatti l’Ortica nelle cronache viene sempre dipinto come un luogo in cui il terreno era fertile, e si poteva anche pescare i pesci che brillavano argentini nel Lambro che all’epoca era ben più vicino all’abitato ed era ben meno inquinato dell’attuale incarnazione.

Tutto questo ci viene illustrato nel graffito rinvenuto all’interno del Santuario che architettonicamente rappresenta uno dei simboli del quartiere, un graffito che rappresenta  i Milanesi in fuga da Milano dopo che Federico Hohenstaufen, più conosciuto come il Barbarossa, li cacciò dopo che sconfisse il libero comune nel 1162 e rase al suolo la città.

Graffito che in qualche modo rappresenta il trait d’union tra il passato del quartiere e la nuova rinascita sotto il progetto Or.Me – Ortica Memoria. Perché come in passato anche adesso si cerca di scrivere la storia sui muri. 

È quindi questo il significato di questo murale: ricordare il passato ancestrale del quartiere, il passato prima che arrivassero le ferrovie e le fabbriche. Ricordare quando non vi erano che campi, cascine e qualche risorgiva. Quando i fiori punteggiavano i piccoli canali irrigui. E ricordare nel frattempo attraverso i papaveri rossi, simbolo di pace e fiore dedicato alle vittime delle guerre mondiali che hanno sconvolto il ‘900:

“Sui campi delle Fiandre sbocciano i papaveri /in mezzo a tante croci, che, in lunghe file uguali,/segnano il nostro posto, una per ciascuno. /Nel cielo ancora volano le allodole cantando, /ma il rombo dei cannoni confonde quella voce. / Noi siamo i morti uccisi dalla guerra. /Non molti giorni fa eravamo vivi: /ci sorrideva l’alba /ed il tramonto ci affascinava con i suoi colori, /noi amavamo ed eravamo amati. /Ed, ecco, riposiamo sui campi delle Fiandre./ Proseguite voi la nostra lotta contro il nemico per la libertà. /Le nostre mani cadono, ma a voi la torcia passano /degli ideali eterni d’ogni uomo. /Siano le vostre mani ormai a tenerla in alto. /Se non ricorderete perché noi siamo morti, /più non avremo pace ne’ riposo, /pur se nei campi aperti delle Fiandre /seguiteranno a crescere i papaveri.”