Agli antifascisti e ai deportati politici

In occasione del 75° anno dalla Liberazione, il murale è dedicato a tutti gli antifascisti perseguitati di ogni appartenenza ed ogni orientamento culturale, politico, sociale, religioso e di genere. Il murale vuole ricordare tutti gli antifascisti e i perseguitati, rappresentando alcuni milanesi, non molto conosciuti, proprio per far capire come anche in un periodo buio per la vita democratica, molti cittadini, con orgoglio, non si piegarono al pensiero unico dominante del fascismo. Una vivida e colorata testimonianza di come anche piccole fiammelle di pensiero libero possono continuare a tenere accesa la speranza di un mondo migliore. Gli antifascisti rappresentati sono stati scelti grazie alla collaborazione delle Associazioni della Memoria milanesi ANPI, ANED, ANPPIA, ANPC, BELLA CIAO MILANO. I colori, come si vede dal bozzetto, sono stati scelti dall’Artista Walter Contipelli per simboleggiare la carica emotiva dell’opera. Il viola rappresenta il dramma della morte e del sacrificio, il nero accentua il messaggio del dolore, infine il rosso rappresenta la passione, le lotte, il sangue versato per la libertà.

«Può anche bastare, sapete, che con calma cominciamo a guardare in noi e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere, domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere!»

(Giacomo Ulivi, Lettera agli amici)

ELENA RASERA (1903 –  2019)

Entra all’età di 21 anni alla Olap, importante industria del gruppo Siemens, che produceva strumenti per la telefonia e la radiofonia. Essa contava 3.000 operai fra cui ben 1.700 donne. Con la guerra la fabbrica assume un ruolo importante ed Elena, nel corso dell’inverno ’43, si occupa della costituzione dei Gruppi di Difesa della Donna, strutturati in piccole unità di 2-3 lavoratrici collegate le une con le altre. A marzo 1944, è lei ad organizzare lo sciopero alla Olap cui aderiscono circa 500 operaie: sono proprio le donne a uscire per prime dal lavoro proteggendo i colleghi uomini, più esposti alle rappresaglie. A metà di ottobre, in seguito al ritrovamento di armi nella fabbrica, i fascisti uccidono sette lavoratori e ne arrestano venti. Elena si dà alla clandestinità, assume il nome di battaglia “Olga” e riceve l’incarico di Capo servizio di collegamento e diffusione stampa clandestina, tra Porta Venezia e Rogoredo, cui fanno capo le fabbriche Bianchi, Innocenti, Saffa e la trafileria Redaelli. Deceduta il 16 giugno 2019.

 CARLO VENEGONI (1902 – 1983)

Nato a Legnano (Milano) il 7 maggio 1902, operaio a 12 anni, dirigente politico e sindacale comunista. Arrestato nell’estate del 1927 a Torino, è condannato a 10 anni di prigione dal Tribunale Speciale. Messo in libertà nel 1933, è sottoposto per anni a uno strettissimo regime di libertà vigilata. Nel 1940 viene nuovamente rinchiuso nel campo di concentramento di Colfiorito. Dopo l’occupazione nazista organizza la resistenza nell’Alto Legnanese, assieme al fratello Mauro (poi trucidato dai fascisti e decorato di Medaglia d’oro al Valor Militare). Il 28 agosto 1944 è arrestato dai fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana in una tipografia milanese dove sta stampando “l’Unità” clandestina. Consegnato alla Gestapo, il 7 settembre è deportato nel lager di Bolzano. Evaso dal campo il 25 ottobre, rientra a Milano. Trasferito a Genova dal CLN, partecipa alla direzione dell’insurrezione nell’aprile 1945. Muore a Milano il 21 febbraio 1983. La Camera del Lavoro legnanese è stata intitolata ai fratelli Venegoni.

NEDO FIANO (1925)

Nato a Firenze il 22 aprile 1925, dopo le leggi razziste del 1938, dovette abbandonare la scuola a 13 anni perché di religione ebraica. Il 6 febbraio 1944 la polizia fascista arrestò lui e tutti i suoi. Vennero spediti ad Auschwitz a maggio. «Con me finì tutta la mia famiglia. A diciotto anni sono rimasto orfano e quest’esperienza così devastante ha fatto di me un uomo diverso, un testimone per tutta la vita». La madre morì nella camera a gas il giorno stesso dell’arrivo al campo. Quando Nedo giunse nel lager, un ufficiale delle SS chiese se qualcuno conoscesse il tedesco e lui si fece avanti. “Tu da dove vieni?”, la risposta “Firenze” produsse quasi un miracolo. Scoperto che sapeva cantare, i kapò lo invitavano nelle loro baracche e Fiano poteva così mangiare qualcosa in più della zuppa di rape. L’11 aprile 1945, unico superstite della sua famiglia, fu liberato dalle forze alleate nel campo di Buchenwald, qui deportato dai nazisti in fuga. Trasferitosi per lavoro a Milano e laureatosi nel 1968, fu a lungo dirigente d’azienda e poi diede vita ad una società di marketing. Nel 2008 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro.

LUIGI PESTALOZZA (1928 – 2017)

Nato a Milano nel 1928, storico della musica, uomo politico, partigiano a 16 anni (nome di battaglia Lupi) con la Brigata Rosselli di Giustizia e Libertà al comando dell’allora ventenne Bruno Trentin (Stefano). Torturato, i segni rimasero visibili fino alla fine dei suoi giorni, messo davanti al plotone di esecuzione, fu salvato all’ultimo da morte certa. Strenuo difensore della Carta Costituzionale, si adoperò sempre per la sua attuazione, conoscenza e diffusione, soprattutto tra i giovani. Dopo la guerra, entrò nel PCI, dove ricoprì il ruolo di responsabile della Sezione musica alla Direzione del partito. Fu vicepresidente dell’ANPI Provinciale, Presidente onorario della Sezione ANPI 25 Aprile, docente di Storia della Musica alla Scuola di Arte Drammatica del Piccolo di Milano, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera e all’Università di Pisa e  Direttore della rivista Musica/Realtà. Nel 2009 gli fu conferito l’Ambrogino d’oro.

BEATA SUOR ENRICHETTA ALFIERI (1891 – 1951)

Suor Enrichetta Alfieri, nacque a Borgo Vercelli, il 23 febbraio 1891. Dopo l’8 settembre del 1943 il carcere di San Vittore venne occupato militarmente dai tedeschi che presero possesso di alcuni ”raggi” per imprigionare politici, dissidenti ed ebrei. Suor Enrichetta, sfaffetta partigiana, porta clandestinamente fuori dal carcere biglietti per i congiunti imprigionati. I messaggi spesso contengono notizie utili a mettere in salvo persone indiziate. A fine settembre 1944 Suor Enrichetta vien scoperta, arrestata e trasferita in cella di isolamento. Dopo complesse trattative da parte del Cardinal Schuster, a suor Enrichetta è commutata la pena con il soggiorno obbligato presso le Suore delle poverelle di Grumello del Monte (Bg). Dopo 3 mesi viene trasferita nella Casa Provinciale di Brescia, dove scrive le sue “Memorie”, il 7 maggio 1945, tramite il CLNAI, rientra al carcere di San Vittore dove riprende la sua opera al servizio dei detenuti. Muore il 23 novembre 1951 e nel 2011 è proclamata “Beata”.

CLAUDIA RUGGERINI (1922 – 2016)

GGiovanissima maturò la coscienza politica, (il padre fu massacrato di botte da una ronda fascista, lasciandola orfana all’età di 12 anni). Nel 1942 si iscrisse alla facoltà di Medicina, per poi divenire una delle pioniere nel campo della neuropsichiatria infantile. Aveva partecipato come staffetta alla Resistenza in val d’Ossola, ed era entrata nella 107ma Brigata Garibaldi dove le fu affidato il compito di distribuire la stampa clandestina. Fu lei a riconoscere il corpo di Eugenio Curiel, ucciso il 24 febbraio 1945, e ottenere che venisse conservato nell’obitorio della Facoltà di Medicina fino alla Liberazione. Prese parte, il 25 aprile del 1945, al blitz che portò alla liberazione del Corriere della Sera: «Era importante, il Corriere, ma ancor più importante era la libertà dei giornalisti, perché la libertà va coltivata con coscienza. Non è licenza, né liceità. La Resistenza, la liberazione del Corriere, è stata nient’altro che questo: una questione di libertà». Claudia Ruggerini muore il 4 luglio 2016.

MONSIGNOR GIOVANNI BARBARESCHI (1922 – 2018)

Personaggio di spicco della Resistenza italiana e fu lui che il 10 agosto 1944 impartì la benedizione ai partigiani uccisi in piazzale Loreto, benchè ancora diacono, su disposizione dell’allora cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, che solo tre giorni dopo lo ordinò sacerdote. Arrestato dalle SS, venne destinato ad un campo di prigionia a Bolzano dal quale riuscì a fuggire. Si prodigò per la causa dei partigiani diventando staffetta tra il comando degli Alleati e quello dei tedeschi, allo scopo di risparmiare rappresaglie, anche fra le file dei fascisti e nazisti. Don Giovanni Barbareschi è stato tra i protagonisti del giornale clandestino cattolico “Il Ribelle”, uscito tra il 1943 e il 1945, alla redazione del quale parteciparono Teresio Olivelli, Carlo Bianchi, Claudio Sartori e lo stampatore Franco Rovida.

THELMA HAUSS DE FINETTI (1897 – 1998)

Nasce a New York il 26 settembre 1897 e muore negli Stati Uniti il 2 aprile 1998. Negli anni 1929-1952 vive a Milano. Nel 1931 sposa l’architetto Giuseppe De Finetti, al quale resterà legata profondamente anche nel difficile periodo della Resistenza partecipandovi attivamente. Con il numero di matricola 5114 Thelma De Finetti è tesserata nel Corpo volontari della Libertà con il gruppo delle Fiamme Verdi. Tra il 1940 e il 1945 tiene un diario di guerra (War years, 1940 – 1945) – un ampio dattiloscritto rivisto e copiato a macchina dall’autrice nel 1978 in lingua inglese – donato all’Archivio Storico di Banca Intesa (ora Intesa San Paolo). Il Diario riporta le vicende del salvataggio e la protezione clandestina di esponenti della Resistenza: Bruno Quarti, braccio destro di Ferruccio Parri, Sergio Solmi, Bepi Bartolo ed Enrico Mattei. Il Diario riporta la conoscenza e la frequentazione di Ferruccio Parri, comandante partigiano CLN per l’Alta Italia.

CARLO BIANCHI (1912 – 1944)

Nasce a Milano il 22 marzo 1912, Dopo l’8 settembre del 1943 si unisce all’O.S.C.A.R., un’organizzazione fondata da don Andrea Ghetti che portò in salvo centinaia di ebrei, politici antifascisti, renitenti alla leva della RSI e prigionieri di guerra, ricercati dai nazisti. A dicembre 1943, come presidente della Fuci e dei Laureati Cattolici fonda la “Carità dell’Arcivescovo”, centro per l’assistenza gratuita medica e legale per i meno abbienti, attiva ancora oggi. Fa parte del Collegio degli Ingegneri del CLNAI e nello stesso periodo dà vita con Teresio Oivelli al giornale clandestino “il Ribelle”, scrivendo un documento programmatico sul futuro assetto del paese non appena fosse uscito dalla dittatura e dalla guerra. Il 27 aprile 1944 viene tradito da un collaboratore, arrestato e rinchiuso a san Vittore fino all’8 giugno: dal binario 21 partirà insieme a centinaia di prigionieri politici ed ebrei con il convoglio diretto al campo di concentramento di Fossoli, vicino a Carpi (MO). Il 12 luglio viene fucilato nel poligono di tiro di Cibeno assieme ad altri 66 detenuti politici. Lasciava tre figli e la moglie in attesa della quarta.

MINO STEINER (1909 – 1945)

Nasce a Milano il 13 maggio 1909. Avvocato. Dopo lo sbarco alleato, entra in contatto con i servizi segreti anglo-americani che gli affidano il comando della Missione Law. Il 3 ottobre 1943 un sommergibile inglese sbarca Mino Steiner al largo della costa di Lavagna con il compito di raccogliere informazioni sulle forze militari tedesche e di favorire il passaggio verso la Svizzera dei militari alleati dispersi oltre le linee. Mino Steiner viene arrestato a Milano il 16 marzo 1944. Il 27 aprile, un convoglio con 225 politici lascia il Binario 21 della Stazione Centrale di Milano, destinazione il campo di Fossoli. Il 21 giugno parte per il lager di Mauthausen in Austria, dove arriva il 24 giugno 1944 e viene immatricolato con il numero 76594. A settembre è inviato ad Ebensee (sottocampo di Mauthausen), campo di lavoro e di sterminio, per la costruzione di gallerie nella montagna, destinate a proteggere impianti industriali dai raid aerei alleati. Viene ucciso ad Ebensee il 28 febbraio 1945.